15 ago Santa Maria in Cosmedin

La Basilica di Santa Maria in Cosmedin, uno dei luoghi più visitati dai turisti a Roma, sorge nell’antica area del Foro Boario, sul luogo dell’Ara Maxima di Ercole, uno dei più importanti santuari della Roma arcaica.
Le prime notizie sulla chiesa risalgono al VI secolo, quando era conosciuta come Sancta Maria in Schola Graeca e svolgeva la funzione di diaconia. Nel 782 papa Adriano I ne promosse un importante ampliamento, intervenendo sull’area dell’antica Ara Maxima e adattandola alle esigenze della comunità cristiana.
Pochi anni prima o nello stesso periodo, la chiesa era entrata in rapporto con la numerosa comunità greca e greco-bizantina presente nella zona, composta anche da religiosi e profughi giunti a Roma in seguito alle persecuzioni iconoclaste che interessavano l’Oriente bizantino. La sponda del Tevere ai piedi dell’Aventino venne così identificata come Ripa Graeca, mentre la zona circostante era conosciuta come Schola Graeca, testimonianza della presenza di una comunità greca particolarmente attiva.
Anche il nome Cosmedin è legato a questa presenza greca. Deriva infatti dal greco Kosmidion, “ornato” o “decorato”, e richiama l’antico monastero di Costantinopoli al quale si riferiva la comunità greca affidataria della chiesa.
La chiesa conserva ancora oggi importanti testimonianze delle diverse epoche della sua storia. L’interno, riportato in gran parte alle forme dell’VIII secolo, è diviso in tre navate da quattro pilastri e da diciotto colonne antiche, sormontate da capitelli corinzi, undici dei quali di epoca romana. Il pavimento cosmatesco, la schola cantorum, i frammenti di affreschi medievali e il ciborio gotico completano uno degli ambienti medievali più suggestivi di Roma
La sponda del Tevere che vide l’origine della città, ovvero la riva ai piedi dell’Aventino che lambiva la spianata del Campo Boario (frequentata all’epoca di Romolo e Remo dai bovari e dai pastori), era del resto chiamata Ripa Graeca per la presenza di una popolosa comunità di immigrati greci bizantini (come ricorda il toponimo Via dei Greci). L’appellativo Cosmedin, che sostituì quello di S. Maria in Schola Graeca, deriva dal greco Kosmedion, ovvero decorato, e allude alla presenza di mosaici di derivazione bizantina tuttora visibili.
Ma il motivo della fama planetaria della basilica, quello che ogni giorno spinge migliaia di visitatori a mettersi in fila per una fotografia, è senza dubbio la Bocca della Verità: un enorme mascherone circolare in marmo, del diametro di circa 1,80 metri, oggi collocato nel portico della chiesa.
La sua funzione originaria non è certa. L’ipotesi più accreditata lo considera un antico coperchio o elemento di chiusura di una cloaca o di un sistema di drenaggio romano. Il volto, con gli occhi, il naso e la bocca forati, è stato interpretato nel corso del tempo come una divinità fluviale, un fauno o un’altra figura legata al mondo religioso romano.

La sua fama è però legata soprattutto alla leggenda secondo cui la Bocca della Verità sarebbe in grado di riconoscere le menzogne: chi avesse dichiarato il falso, introducendo la mano nella bocca, avrebbe rischiato di vedersela mordere o addirittura perdere.
Per secoli il mascherone rimase collocato all’esterno della basilica. Fu trasferito nel pronao di Santa Maria in Cosmedin nel 1632, dove si trova ancora oggi.
Ripa Graeca
Tra mito e leggenda, forse la narrazione più gustosa legata alla Bocca della Verità è quella della moglie infedele di un uomo importante, sottoposta dal marito alla fatidica prova della mano.
La donna, consapevole della propria colpa, escogitò un modo ingegnoso per sfuggire alla punizione. Il giorno del giudizio, mentre si avvicinava alla Bocca della Verità, un giovane si staccò improvvisamente dalla folla e la abbracciò appassionatamente.
Il comportamento dell’uomo apparve così sconveniente da farlo giudicare pazzo, e fu quindi allontanato senza ulteriori conseguenze. La donna poté allora riprendere la prova. Inserì solennemente la mano nella Bocca della Verità e dichiarò ad alta voce di non essere mai stata toccata da un altro uomo oltre al marito, facendo però una breve eccezione per il “povero pazzo” che poco prima l’aveva abbracciata.
La leggenda vuole naturalmente che quel presunto folle fosse in realtà il suo amante. In questo modo la donna riuscì a pronunciare una frase formalmente vera e a salvare la propria mano, dimostrando al tempo stesso che anche la più terribile delle macchine della verità può essere ingannata con un abile gioco di parole. La storia è una delle più note tra quelle associate alla Bocca della Verità e compare nella tradizione leggendaria romana già in epoca medievale.
SANTA MARIA IN COSMEDIN E LA BOCCA DELLA VERITA’
18 min (Bus 170, da Via Nazionale Direzione Agricoltura)
Piazza della Bocca della Verità, 18
Tutti i giorni dale 09:30 alle 17:50
La domenica viene officiata la Divina Liturgia in rito bizantino secondo la tradizione greco-melkita cattolica, alle ore 10:30.
La Basilica è chiusa il 1° gennaio


