01 set Il Carcere Mamertino – Carcer Tullianum
Il Carcere Mamertino, nell’antichità noto come Tullianum, è uno dei monumenti più importanti e affascinanti dell’antica Roma. Con una storia che si estende per oltre 3.000 anni, conserva un patrimonio di straordinario valore storico e archeologico. Le prime testimonianze relative al sito risalgono al IX secolo a.C.
Si trova al di sotto della Chiesa di San Giuseppe dei Falegnami, risalente al XVI secolo, e si affaccia sul Foro Romano, offrendo una delle viste più suggestive della città. Il complesso è costituito da due ambienti distinti: il Carcer, al livello superiore, tradizionalmente datato al VII secolo a.C., e il Tullianum, al livello inferiore, le cui origini sono tradizionalmente collocate nel VI secolo a.C. Secondo le fonti antiche, nel Tullianum venivano detenuti i nemici del popolo romano e, in alcuni casi, vi venivano eseguite le condanne a morte. Tra le figure storiche più importanti associate al luogo vi fu Vercingetorige, principe e comandante dei Galli.
Al Tullianum è legata anche un’antica tradizione cristiana che narra l’episodio miracoloso di San Pietro, il primo degli Apostoli di Gesù. Secondo la tradizione, durante la sua prigionia Pietro avrebbe colpito la roccia con il suo bastone, facendo scaturire miracolosamente una sorgente d’acqua, con la quale avrebbe battezzato i prigionieri e i loro carcerieri. Nel corso dei secoli, il complesso monumentale divenne così anche un importante luogo di devozione cristiana e ancora oggi è meta di numerosi pellegrini in visita a Roma.
La visita a questo eccezionale sito archeologico è arricchita da un percorso multimediale che comprende video e l’utilizzo di tablet interattivi. È possibile così osservare ricostruzioni degli ambienti originari e approfondire la conoscenza dei reperti e delle testimonianze emerse durante le recenti campagne di scavo.
Il Carcer Tullianum è gestito dall’Opera Romana Pellegrinaggi.

PIANTA DEL CARCERE
Il Foro Romano – Storia e Monumenti da Christian Hülsen, pubblicato da Ermanno Loescher & Co Editori di S. M. la Regina d’ Italia, 1905
La reclusione non costituiva una pena formale prevista dal diritto romano, sebbene la detenzione sia menzionata nelle Dodici Tavole e nel Digesto. Il concetto di detenzione comprendeva tuttavia diverse forme di privazione della libertà: dalla servitù per debiti nella prima Repubblica, all’uso delle catene (vincula publica), soprattutto per gli schiavi, fino, in epoca imperiale, alle condanne ai lavori forzati, come quelle nelle officine, nelle miniere o nelle cave. Gli schiavi e i cittadini di condizione inferiore condannati ai lavori forzati erano spesso detenuti in campi di lavoro.
La custodia carceraria (publica custodia) in strutture come il Tullianum era generalmente concepita come una misura temporanea in attesa del processo o dell’esecuzione. Sebbene si verificassero abusi di questo principio, essi erano ufficialmente condannati.
Situato nei pressi dei tribunali, il Tullianum svolgeva la funzione di carcere o luogo di detenzione temporanea prima dell’esecuzione e, in alcuni casi, anche di luogo destinato alle esecuzioni.
Nel 63 a.C., alcuni dei complici di Catilina, tra cui Publio Cornelio Lentulo Sura, furono detenuti per breve tempo nel Tullianum e qui giustiziati dopo essere stati accusati di aver cospirato per rovesciare il governo romano.
In questo caso le esecuzioni furono compiute rapidamente e senza il normale diritto di appello, durante il consolato di Cicerone. Cicerone fu in seguito esiliato, anche in conseguenza del suo ruolo nelle esecuzioni. Anche Seiano fu detenuto nel Tullianum prima della sua brutale esecuzione, alla quale seguirono la mutilazione e l’esposizione pubblica del suo corpo presso le Scale Gemonie. Le fonti sulla sorte di Pleminio sono contrastanti e comprendono anche la possibilità che sia morto in carcere mentre attendeva il processo. Anche alcuni sostenitori dei Gracchi finirono nel Carcer; tra questi vi fu lo sfortunato aruspice Erennio Siculo, che batté la testa contro un architrave e morì prima di poter essere giustiziato.
Non esistono prove che il Tullianum fosse utilizzato per la detenzione a lungo termine e la camera inferiore era particolarmente inadatta a tale scopo. Il livello superiore, tuttavia, potrebbe teoricamente essere stato utilizzato per periodi di detenzione più lunghi. In generale, la reclusione prolungata divenne più comune durante il tardo Impero romano. A partire dal IV secolo, sotto gli imperatori cristiani, la legislazione romana e alcuni interventi personali degli imperatori mostrano una crescente attenzione verso gli abusi, come le condizioni igieniche precarie e la tortura.
In alcuni casi non è chiaro se una fonte che utilizza il termine carcer si riferisca specificamente al Carcer di Roma oppure, più genericamente, alla detenzione in un’altra struttura.
I prigionieri di alto rango, romani o stranieri, venivano generalmente affidati alla custodia di singoli cittadini romani, talvolta presso abitazioni private o tenute di campagna.
La distinzione tra un prigioniero di guerra e un ostaggio trattenuto in base ai termini di un trattato poteva essere molto sottile, e le condizioni della prigionia variavano notevolmente: da situazioni di estrema durezza e umiliazione fino a condizioni di relativo comfort e persino di lusso.
Come prigioniero di guerra, Perseo di Macedonia fu rinchiuso in una prigione malsana e sovraffollata ad Alba Fucens, mentre il figlio di Tigrane fu tenuto nella casa di un pretore romano, dove poteva persino essere presentato come ospite durante i banchetti.
Il Tullianum ebbe un ruolo limitato in questo tipo di detenzioni.
I sovrani e i comandanti stranieri catturati venivano condotti in processione durante i trionfi dei generali romani. In alcuni casi, alcuni dei prigionieri più illustri, famosi o considerati particolarmente pericolosi venivano successivamente giustiziati nel Tullianum.
I casi di questo tipo furono relativamente pochi e comprendono il sannita Gaio Ponzio, il gallo Vercingetorige, alcuni pirati cilici e il sovrano galata Adiatorige. Giugurta, re di Numidia, potrebbe essere stato giustiziato al termine del trionfo di Mario, sebbene secondo un’altra tradizione sia morto in carcere alcuni giorni più tardi.
La maggior parte dei prigionieri di guerra di alto rango non veniva né giustiziata né trattenuta per un periodo significativo nel Tullianum.
From Wikipedia

SPACCATO DEL CARCERE E DEL TULLIANUM
Il Foro Romano – Storia e Monumenti da Christian Hülsen, pubblicato da Ermanno Loescher & Co Editori di S. M. la Regina d’ Italia, 1905

SPACCATO E PIANTA DEL TULLIANUM
Il Foro Romano – Storia e Monumenti da Christian Hülsen, pubblicato da Ermanno Loescher & Co Editori di S. M. la Regina d’ Italia, 1905
CARCER TULLIANUM
21 min (1,6 km)
Clivo Argentario, 1
+39 06 699 24 652
Monday – Sunday




