Santa Maria in Cosmedin - Hotel Columbia
La Basilica di Santa Maria in Cosmedin, uno dei luoghi più frequentati dai turisti in visita a Roma, fu eretta sopra al Santuario dell’Ara Maxima Herculis e successive sedimentazioni (le dieci colonne corinzie tuttora conservate risalgono all’Età Flavia), estesa ...
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26 mar Santa Maria in Cosmedin

36468-569-1(17)La Basilica di Santa Maria in Cosmedin, uno dei luoghi più frequentati dai turisti in visita a Roma, fu eretta sopra al Santuario dell’Ara Maxima Herculis e successive sedimentazioni (le dieci colonne corinzie tuttora conservate risalgono all’Età Flavia), estesa e trasformata in Basilica da papa Adriano I, verso la fine dell’VII secolo.
Lo stesso papa la concesse poco dopo ai greci bizantini, fuggiti dalle violente vicende che in quegli anni infiammavano l’Oriente, come luogo di culto greco-melchita, ovvero il rito cattolico bizantino. La sponda del Tevere che vide l’origine della città, ovvero la riva ai piedi dell’Aventino che lambiva la spianata del Campo Boario (frequentata all’epoca di Romolo e Remo dai bovari e dai pastori), era del resto chiamata Ripa Graeca per la presenza di una popolosa comunità di immigrati greci bizantini (come ricorda il toponimo Via dei Greci). L’appellativo Cosmedin, che sostituì quello di S. Maria in Schola Graeca, deriva dal greco Kosmedion, ovvero decorato, e allude alla presenza di mosaici di derivazione bizantina tuttora visibili.

Ma il motivo della fama planetaria della Basilica, quello che spinge la maggioranza dei turisti a mettersi in lunga attesa del proprio turno, è indubbiamente il mascherone, il disco di pietra di 13 quintali raffigurante una divinità pagana, probabilmente un dio fluviale o un fauno devoto a Cerere, copertura di un pozzo o chiusino di un canale di bonifica nell’antica Roma, che ha dato adito a leggende e ricostruzioni storiche circa la sua capacità di riconoscere il vero e il falso, condannando i bugiardi alla perdita della mano inserita nella bocca, da cui deriva il nome di Bocca della Verità. La maschera fu per secoli addossata al muro esterno e nel 1637 trasferita nel pronao della chiesa.

Ripa Graeca

Tra mito e leggenda, forse la narrazione più salace, sintesi di seriosità istituzionale e malizia umana, è quella che vuole la bella sposa di un centurione, tornato dalla guerra, sottoposta per volere del marito alla fatidica prova della mano. La donna, affatto fedele, escogitò il piano per sfuggire all’atroce condanna. La mattina del giudizio, mentre lei avanzava verso la prova di fedeltà, fu all’improvviso assalita da un giovane che, staccatosi dalla folla, andò ad abbracciarla appassionatamente. Superato il momento di caos, e lasciato andare lo sconsiderato perché giudicato un povero insano di mente, la donna riprese solennemente il rito e, infilando la mano nella cavità, giurò ad alta voce che “mai un uomo mi ha toccata all’infuori di mio marito” – breve pausa – “ad eccezione del povero pazzo poco fa”. Naturalmente il giovane folle altri non era che il suo amante.